Retroscena e momenti molto delicati: Italo Bocchino ha confessato qualcosa di davvero inatteso sulla sua vita privata.
Ospite dei salotti televisivi per parlare di attualità e politica, con toni spesso anche molto accesi, nella vita privata e professionale di Italo Bocchino non ci sono stati solo momenti di successo. Anzi. A raccontarlo è stato il diretto interessato in una intervista al Corriere della Sera a margine dell’uscita del suo libro ‘Giorgia la figlia del popolo – Perché Meloni piace agli italiani’.

Quando Italo Bocchino perse tutto: il racconto
Tra i vari passaggi dell’intervista al Corriere della Sera, di cui vi riportiamo solo alcuni piccoli estratti, Italo Bocchino ha ricordato il drammatico momento vissuto in cui “tutti i pianeti erano allineati negativamente”. Il direttore de Il Secolo d’Italia ha raccontato: “Nel 2011, ho avuto una separazione abbastanza rovinosa. Nel 2013, sono uscito dal Parlamento inaspettatamente. Ero senza nulla, anche senza soldi: pensavo di fare il parlamentare a vita, non mi ero mai posto il problema del denaro”, ha rivelato.
“Sono tornato a fare il redattore al Secolo d’Italia, ma mi sono piombati addosso gli alimenti, il mutuo della casa lasciata alla famiglia, l’affitto della nuova: sono andato fuori con le rate”, ha ammesso ancora Bocchino. Raccontando meglio quanto vissuto: “Consideri che il giorno prima, da capogruppo, avevo tre segretarie, due persone di scorta, e il giorno dopo non avevo nemmeno la macchina e non sapevo il mio numero di conto corrente. Mi hanno salvato le figlie, che stavano con me una settimana sì e una no e mi hanno costretto a fare il mammo. Ma l’altra metà del tempo, facevo il discolo”, ha detto parlando poi di “sesso, alcol e musica classica. Droga no“.
Il momento più difficile vissuto
Bocchino ha poi fornito ulteriori dettagli di quanto accadutogli e parlando di “allegria dello sbandato”, ha aggiunto: “Con gli amici, le bottiglie volavano a cena, ma quando ero solo, erano un antidepressivo. Solo vino, all’imbrunire. Da quando avevo 16 anni avevo costruito la mia identità sull’attività politica e non sapevo più chi fossi. La sera, tornavo a casa e mi aprivo una bottiglia“.
Ma il momento peggiore, a quanto pare, è stato un altro: “Il primo marzo 2017. La sera precedente, c’era stata la prima uscita con Giusi dopo che mi ero intrufolato nel suo albergo. Per fortuna, non si era fermata a dormire. La mattina alle otto, suonano i carabinieri per una perquisizione nel caso Consip. Fu mortificante perché non perquisirono niente, ma mentre entravano già il Messaggero dava la notizia: una perquisizione a uso mediatico. Mi imposero di fare la doccia con la porta aperta, con la scusa che potevo impiccarmi. Dopo sette anni, sono stato assolto con una motivazione che scolpirò per i nipoti, ma quel giorno ero scioccato. E quando mi rilasciarono dopo ore di formalità, senza acqua, cibo e telefono, ero convinto di aver perso Giusi […]”.